FOOD-PORN: QUESTIONE DI NEUROSCIENZA

7 Gen 2024 | Benessere, Notizie

Apicio, una sorta di chef stellato vissuto nell’epoca degli antichi romani, scriveva che “noi mangiamo prima di tutto con gli occhi”. Ebbene, le moderne ricerche di Neuroscienze confermano!

In particolare, uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Oxford, in collaborazione con gli Istituti di Neuroscienze giapponese e malese, si è concentrato sul fenomeno del cosiddetto “food-porn” e ne ha indagato le ragioni scientifiche. Intanto chiariamo cos’è il food-porn: si usa questo termine quando il cibo è presentato in maniera esteticamente accattivante, artistica, studiata nei colori, nell’impiattamento e nell’immagine generale.

Il cibo così presentato viene poi fotografato attraverso inquadrature particolari, abbellito con filtri e tecniche di modifica della foto che lo valorizzino e infine condiviso sui social: viene usato a scopo pubblicitario, in blog di cucina ecc. Si tratta di un’abitudine ormai comune nella società in cui viviamo ed è un fenomeno che ci coinvolge quasi tutti. Ma non è solo abitudine ai social, in questo caso c’è molto di più.

Per esempio quando acquistiamo una maglia, per quanto bella possa essere, non pensiamo a farle una foto che ne evidenzi la morbidezza per poi pubblicarla sui social e lo stesso vale per molti altri oggetti: non esistono il t-shirt porn o il flowers porn. Sicuramente l’industria pubblicitaria propone qualsiasi tipo di oggetto e noi fotografiamo tantissime cose oltre al cibo. Questo fenomeno dipende dalle tecniche pubblicitarie, dal bisogno degli influencer di promuovere certi prodotti, dalle passioni che ognuno di noi ha. Con il cibo però è nato un vero e proprio fenomeno sociale di massa.

Gli scienziati che studiano le ragioni per cui il nostro cervello agisce in un certo modo ne hanno dato spiegazione: la vista del cibo incrementa la nostra attenzione e la nostra velocità e precisione di risposta agli stimoli esterni. In più la vista di cibi molto succulenti, appetitosi, ben presentati e dall’aria particolarmente nutriente ci rende più attenti e reattivi rispetto alla vista di un biscotto secco. Ancora di più: la vista di cibo ci rende più attenti e veloci nelle risposte agli stimoli esterni se in quel momento abbiamo fame. Non ci stimola altrettanto la vista di un orologio o di un portachiavi; non ha lo stesso effetto nemmeno un oggetto collegato alla sfera alimentare come una forchetta.

In poche centinaia di millisecondi siamo in grado di farci un’idea di quanto un cibo sia buono e nutriente: questa reazione alla vista del cibo attiva nel nostro cervello una condizione di maggiore allerta, attenzione, motivazione e prontezza a reagire agli stimoli. Quali sono le ragioni di questo fenomeno? Uno dei ruoli chiave del cervello dell’uomo ma anche di qualsiasi altro animale è facilitare l’introito di cibo, perché la nostra sopravvivenza dipende innanzitutto da questo: dalla nostra capacità di alimentarci. Il cervello si è sviluppato in gran parte per permettere agli animali e all’uomo di riconoscere i cibi nell’ambiente; l’evoluzione ci ha insegnato anche a distinguere l’alimento più nutriente dal meno conveniente da un punto di vista energetico. Infine, una volta identificato il cibo nell’ambiente, gli animali sono evolutivamente portati a prestare attenzione, stare all’erta, prepararsi a nutrirsi, a cacciare la preda, a scontrarsi con qualche rivale che eventualmente abbia lo stesso obiettivo.

Così si comporta oggi il nostro cervello, anche se nel mondo occidentale siamo inondati di cibo che possiamo facilmente acquistare a prezzi accessibili e senza fatica. Per questo la vista del cibo ci stimola, per questo i cibi presentati in maniera da sembrare più succulenti ci attivano maggiormente e ci rendono ancora più reattivi: l’evoluzione ci porta a scegliere il cibo più nutriente perché il nostro cervello non sa che possiamo procurarci da mangiare in qualsiasi momento, ma si è evoluto in condizioni ambientali dure e sfavorevoli per farci scegliere la preda in un mondo in cui non c’era la certezza di potersi nutrire tutti i giorni, più volte al giorno. Ecco perché la vista del cibo ci stimola.

E’ espressione di uso comune dire “mangiare con gli occhi”. Questo basta a spiegare perché la presentazione del cibo in maniera da valorizzarne l’estetica fa molta presa su di noi e ci convince: è una buona tecnica commerciale, ci attiva, parla al nostro istinto più primitivo. Ma tutto ciò non basta a spiegare totalmente il fenomeno del food-porn.

Il cibo ben presentato ci piace alla vista, ci stimola, ma come mai lo fotografiamo prima di mangiarlo? Perché è rassicurante per il nostro cervello. L’uomo delle caverne, da cui noi ovviamente discendiamo, aveva un naturale desiderio di trovare cose commestibili ed era rassicurato alla vista del cibo, con tutta una serie di reazioni neurali, fisiologiche e comportamentali: ne era soddisfatto, appagato, aveva la sicurezza che la sua sopravvivenza era, per il momento, garantita. Ma si trattava evidentemente di un bisogno che a fine pasto ricominciava, con l’urgenza di trovare di volta in volta una nuova fonte di cibo, per un’esigenza di sopravvivenza continua, perché chiaramente senza mangiare non si può resistere per molto tempo. Noi siamo i discendenti di quell’uomo primitivo che si sentiva confortato dal vedere il cibo.

La vista di un piatto gourmet elaborato da uno chef stellato, di quelli proposti “su una composizione di insalata biologica con riduzione al vino rosso” o “su crema di erba cipollina ai profumi mediterranei con porcini reidratati” in realtà parla alla parte più primitiva di noi e lo stesso vale per una sacrosanta lasagna fumante della mamma o della nonna. La foto che facciamo ci dà un senso di “reward”, cioè di rassicurazione soddisfacente, di piacere primordiale. L’immagine di cibo buono e appetitoso sempre a disposizione risponde a una necessità ancestrale. Il nostro cervello ne trae una sensazione di appagamento: la sopravvivenza è garantita dall’immagine di una cosa buona da mangiare.

Tutto questo ha importanza da un punto di vista medico? Abbastanza: le persone che per ragioni di salute sono inappetenti, possono al contrario beneficiare di portate servite in maniera accattivante ed esteticamente gradevole. Anche coloro che hanno un’alimentazione ristretta a soli cibi cremosi, gli anziani edentuli, per esempio, o le persone affette da patologie che rendono difficoltoso o stancante alimentarsi, tendono a mangiare “pappette” poco gradevoli alla vista, al gusto e all’olfatto: questo causa inappetenza, indebolimento progressivo, riduzione della qualità della vita e scadimento delle condizioni generali. Una presentazione dei piatti piacevole per i nostri sensi facilita l’assunzione del corretto apporto calorico. Chi può mangiare solo cibo cremoso sicuramente apprezzerà una vellutata di zucca di un arancione acceso con un filo d’olio, una spolverata di parmigiano e una fogliolina di prezzemolo servita in un bel piatto decorato con gusto, si sentirà socialmente incluso nella convivialità del pasto ed invogliato a mangiare. Questo non per una questione di marketing, ma di scienza.  

La nostra foniatra Patrizia Peluso vi augura buon appetito! Prenota ora la tua consulenza.

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